Ogni cultura del mondo riflette nei suoi prodotti le proprie peculiarità. Nelle arti, svincolate dalla funzionalità e dal profitto, questa equazione è libera di esprimersi all’infinito, dando vita a veri e propri simulacri della società ideatrice delle opere. Nelle sfaccettature di una realizzazione artistica, qualunque essa sia, è racchiuso lo spirito, l’essenza, di un pensiero riconducibile ad una collettività, i cui confini possono essere definiti o meno a seconda dell’opera stessa.

Capito qualcosa? Io no, è che non sapevo come partire.

Vi faccio un esempio. Lo sapevate che per forgiare una katana coi controcazzi sono necessari mesi di lavorazione? Il metallo deve essere battuto e ripiegato più volte, fino ad ottenere un totale di 32768 strati. Per questo Goemon apriva guardie e cassaforti con un paio di lamate. Figo, vero?
Ecco, sto pippone era per farvi capire che i Jap, quando si mettono all’opera, solitamente tirano fuori storie moleste. Come le katane, i kamikaze e il sushi. E cosa potranno mai tirare fuori in campo musicale i nostri amici in controsole?

Nel 1981 gli Yellow Magic Orchestra, tre giovani musicisti tra cui un imberbe Ryuichi Sakamoto, rilasciano il loro quinto album, Technodelic. Sebbene i precedenti lavori li avessero già portati alla fama nella scena elettronica, questo disco li consacra allo stesso tempo come pionieri e figure di riferimento, portandoli in vetta alle classifiche nazionali. Ascoltatelo, magari dopo una botta di wasabi.

Dall’81, sorvolando qualche paste/copy dei Yellow Magic Orchestra, arriviamo ai ‘90 e qui è doverosa una sosta. Venuti alla ribalta nel ’94, in prima serata sulla TV nazionale, i Denki Groove se ne escono tre anni dopo con un album intitolato A, un mix tra sonorità del Sol Levante e influenze dalla scena rave europea. Wicked Jumper apre il disco, e che disco aggiungerei!

L’anno successivo, Takkyu Ishino, uno dei membri dei Denki Groove, rilascia il disco Berlin Trax, definitiva amalgama tra la scena berlinese e quella Jap.

Contemporaneamente alle contaminazioni europee nella scena giapponese, tale Ken Ishii se ne esce nel ’95 con Jelly Tones, altro lavoretto niente male! Il buon Ken ha fatto la gavetta nella scena techno belga e direi che si sente..

Sempre dal Belgio, atterrano tra Mazinga e raggi laser i Boom Boom Satellites, con Joyride. Siamo nel ’97 e se chiudete gli occhi, con un pizzico di magia, potreste ritrovarvi a calpestare palazzi insieme a Godzilla.

Se invece avete finito la carica radioattiva, Nobukazu Takemura potrebbe fare al caso vostro.

Pensavate fosse finita così? E invece no! Siccome il pezzo è sulla scena giappo, vogliamo chiudere con un bel seppuku? Gli 80kidz chiudono questo breve excursus sull’elettronica from Japan, valutate voi se quest’ultima ripiegatura del metallo fosse necessaria o se forse la katana era meglio rinfoderarla con onore.

– un grazie al nostro amico Federico per aver curato questo specialone sulla techno giapponese, emoji-mani-giunte. Qua sotto, per un comodo ascolto, trovi tutte le tracce raccolte in una elegante playlist di YT creata sul canale di DFWI.