Sono da sempre stato un amante dell’originalità e della stravaganza matura che conduce gli artisti alla creazione di nuove forme d’espressione. Tra le cose che mi hanno segnato di più, si può registrare tranquillamente la musica sperimentale (termine che vuole abbracciare di proposito uno spettro di stili e correnti magari diversi e distanti tra loro ma accomunati, per l’appunto, dalla forte impronta d’originalità rilevabile nelle produzioni ascrivibili alle suddette). Nell’attuale momento storico, una delle manifestazioni più interessanti di questo fenomeno è la musica definibile Lo-Fi (low-fidelity), che si contrappone all’Hi-Fi (high-fidelity), termine che, seppur caduto in disuso verso la fine della prima decade del ventunesimo secolo in favore dell’HQ (high-quality), è comunque emblematico per tutti gli strabilianti progressi tecnologici che stanno marcando l’età contemporanea. L’attitudine della musica Lo-Fi si contrappone a tutto questo, riportando la creatività ad un livello puro ed istintivo, senza mediazioni tecniche troppo raffinate (quando presenti), senza meccanismi di uffici stampa, giro di soldi, agenzie ed altre menate che un po’, bisogna ammetterlo, hanno macchiato anche la musica underground (che si suppone non debba sottostare a questo genere di pianificazioni di marketing perchè sostenuta principalmente dalle tasche dei veri appassionati), creando un’ulteriore divergenza all’interno della scena indipendente, dove si trovano ora quelli che di indipendente hanno solo una soglia numerica sottostante a quella dei follower delle popstar e quelli che di indipendente hanno il pensiero e l’attitudine creativa.
 
Alla fine di questa filippica, si arriva al motivo primo alla base di quest’intervista: surfando su Bandcamp, tra hashtag e generi vari, mi sono imbattuto in un progetto tanto semplice quanto diretto che porta il nome di I LOW YOU RECORDS: una netlabel Lo-Fi creata e gestita da Emiliano Ruggiero, un italiano residente nientemeno che a Tokyo (!!!). Visto che avevo già sentito parlare di lui e della sua musica più e più volte, leggendo il suo nome affiancato a quello di altri talenti della scena nostrana, ho pensato che mi sarebbe piaciuto cogliere l’occasione per provare a farci due chiacchiere.
 
DFWI: Ciao Emiliano, intanto ti ringrazio per aver voluto concedere questa intervista. Mi farebbe piacere, prima di partire con le domande vere e proprie, lasciarti uno spazio per introdurti come meglio credi!
Emiliano: Grazie a te, un’intervista è per me sempre un’occasione per esprimere pensieri che non sempre riesco o posso fare. Diciamo che è un modo per sfogarmi.
Dunque brevemente, per chi non mi conoscesse, sono Emiliano e nasco come musicista e amante della musica in tutte le sue forme, vivo a Tokyo e faccio musica come Earthquake Island, oltre ad un paio di progetti paralleli più sperimentali. Qui sono in veste di owner per la netlabel I Low You records, etichetta specializzata in musica underground, sperimentale, lo-fi, ambient, drone, elettronica, pizza, mandolino e sushi vari.

DFWI: La prima domanda che vorrei porti riguarda la filosofia, la poetica alla base della tua netlabel: da cosa deriva la tua scelta di creare una piattaforma indipendente come questa? Come mai hai deciso di focalizzarti sulla musica Lo-Fi, piuttosto che altre sonorità (magari più facilmente digeribili dagli ascoltatori meno impegnati)?
Emiliano: Per rispondere a questa domanda devo andare molto in dietro negli anni. Io vengo dall’hip hop, da quello vero degli anni 80/90. Una volta ero MC ma anche beat maker e writer. In quel periodo c’era, si, tanta roba commerciale ma la maggior parte della musica di quegli anni nasceva come espressione artistica (e/o di strada) reale, era una musica genuina dove i musicisti suonavano per passione più che per i soldi. Se c’è una cosa che ho imparato da quel periodo è che se vuoi davvero farti sentire devi essere originale. Per uscire dal coro devi essere diverso e saperti distinguere. Questa è un’idea che ho portato avanti negli anni e continuo tutt’ora ad esprimere. La I Low You records nasce quindi con questi presupposti: essere originali, diversi, fare cose che gli altri non fanno e puntare più ad una qualità artistica che al denaro. Non per niente la maggior parte delle uscite è gratis. La musica Lo-fi è una sorta di sintesi di questo mio pensiero ma non necessariamente dev’essere una musica di bassa qualità. L’importante è che sia una musica nata per la voglia di fare musica.
 


Surfing Charlotte – Digital Mist (from Old logos vol.1 – ILU-001)

 
DFWI: Quali sono le uscite dell’etichetta che ti hanno dato maggior soddisfazione? Quali sono gli artisti “di punta” delle release passate (e future) e cosa ci si deve aspettare dai prossimi mesi di vita di questo progetto?
Emiliano: E’ difficile a dirsi e non vorrei escludere nessuno però devo dire che i successi (parola da prendere con le pinze) maggiori li ho visto coi lavori dei Summer e Oltrefuturo. I primi sono una sorta di famiglia composta però in realtà da una sola persona, un misterioso ed enigmatico musicista di cui io stesso so ben poco. Il primo album firmato da Grant Summer è stato un incredibile sorpresa, musica ambient genuina semplice, di quelle che ascolti come sottofondo e sta li, non disturba, quasi non la accusi ma in un certo modo ti entra dentro e certamente ti tiene compagnia. L’album era seguito da un video che per un periodo e’ stato proiettato in un’installazione al forum di Tokyo. Segue poi il debutto di Olivia Summer, con un album sullo stesso filone ed influenze. Questi primi 2 album di Summer sono stati selezionati tra i migliori album di Ambient del 2016 dal sito Ambient Music Guide. Insomma, piccole soddisfazioni per tutti.
Oltrefuturo invece è stata una grande sorpresa. Valerio è Italiano e mi ha stupito con un concept album dedicato a Marshall McLuhan, primo teorico ad affermare che i media hanno enorme influenza sulla massa. La sua musica rispecchia perfettamente la filosofia dell’etichetta e di Marshall stesso.
Riguardo progetti futuri invece posso accennare che sto organizzando una compilation con tutti (o quasi) i musicisti della mia label, più artisti che amo e sono felice di avere a bordo, quali Tape Sounds, Hybrid Palms, Bienoise e altri. Ho anche in trattativa un EP con l’alter ego di Stèv: 20HoursAfterDawn. Un progetto che va dal drone all’ambient all’elettronica sofisticata e che vi stupirà per quanto questo musicista possa fare cose completamente diverse da quelle a cui ci ha abituato.
 
 

Olivia Summer – Wooden giant butterfly (from Simply – ILU-004)
 
 

Oltrefuturo – Il Mezzo E’ Il Messaggio (from Marshall McLuhan – ILU-007)

 
DFWI: Esistono delle indicazioni particolari che tu vorresti dare a quelli che per la prima volta si affacciano su un universo artistico vasto ed etereo come quello sul quale fa breccia I Low You? Ad esempio sottogeneri più influenti di altri, artisti singolarmente utili per capire veramente la poetica di una musica del genere, siti web da consultare o, addirittura, posti da visitare, atmosfere da ricercare e respirare?
Emiliano: Questa è una domanda davvero interessante e al tempo stesso difficile da rispondere. In quanto una musica semplice e genuina credo che la risposta vada cercata dentro di noi. È certamente una musica difficile, non per tutti, anzi è cosí ricercata che per molti potrebbe essere considerata una non-musica, quindi penso che se non si ha un certo tipo di maturità intellettuale, o per lo meno una predisposizione alle cose nuove e sperimentali, difficilmente potrebbe essere capita ed apprezzata. Io personalmente amo la musica ambient, non per niente il mio album preferito di sempre è The Plateaux Of Mirror di Brian Eno e Harold Budd, un album che credo mi porterò nella tomba e non mi stancherò mai di ascoltare. È l’unico album che ha la capacita’ di trasportarmi altrove, in campagne Inglesi, sotto archi di edifici in rovina e coperti di felce, o immergermi in lunghe passeggiate mentali nella brughiera, con la foschia che mi circonda e mi rilassa. Ora, capisco che queste sono sensazioni personalissime ma se ci si riesce ad immergere per un po in questo mondo, riuscendo a staccarsi dalla realtà ascoltando quest’album allora posso affermare che ci sono le basi per poter ascoltare qualsiasi uscita della I L U records.
Riguardo invece siti web da consultare, consiglio su tutti Bandcamp, unico sito che negli anni non si è svenduto e che colleziona piccoli capolavori sconosciuti.
 
Hardol Budd & Brian Eno – First Light (from The Plateaux Of Mirror)

 
DFWI: So che tu sei di base a Tokyo da circa una decina d’anni. Immagino che siano state molte le volte in cui ti abbiano sovraccaricato con le stesse domande riguardo la tua vita in Giappone, quindi lascerò la mia curiosità personale al di fuori di questa chiacchierata, e piuttosto ti chiederò: qual è l’influenza che questa città ha impresso nella tua visione della musica? Non ti sembra strano che una metropoli super tecnologica sia paradossalmente divenuta l’emblema di correnti nostalgiche delle prime videocassette distorte? Quali sono i tuoi pensieri al riguardo?
Emiliano: Credo che la mia generazione in un modo o nell’altro sia stata influenzata molto dal Giappone. Negli anni 80/90 l’infanzia di molti di noi è stata segnata da anime e manga che in un certo qual modo riflettevano il modo di pensare zen del popolo nipponico. Col passare del tempo queste informazioni rimaste assopite dentro di noi sono poi riemerse sotto forma di nostalgia e grazie al revival degli anni 80, che da un po’ di tempo a questa parte è diventato di moda, hanno ripreso forma in chiave moderna.
Inoltre Tokyo è una metropoli che riesce sempre ad essere avanti con la tecnologia e nell’immaginario di molti è una sorta di città del futuro. Quale posto migliore quindi per una musica che racchiude in se sperimentazione, avanguardismo e suoni nostalgici al tempo stesso?

DFWI: Bandcamp vs. SoundCloud: cosa preferisci? Esiste una piattaforma che funziona meglio di altre per la diffusione di musica come quella che propone la tua etichetta?
Emiliano: L’ho già accennato prima e lo sottolineo, Bandcamp a vita… o almeno se riuscirà a mantenere la linea che ha portato avanti fin ora. Soundlcloud, personalmente ho iniziato ad odiarlo (lo so, termine grosso) di recente. Una volta la consideravo un’ottima vetrina per la musica, ed in fondo lo è ancora, però alcune scelte e politiche commerciali mi hanno portato ad odiarlo.

DFWI: Quali sono gli artisti che, in un universo parallelo, secondo te, ora stanno facendo musica LoFi? Del tipo che, lanciando la famosa moneta che determina le scelte che creano il multiverso di infinite possibilità, in chi, tra i musicisti un po’ più conosciuti, puoi riconoscere l’attitudine di un potenziale creatore entusiasta di musica a bassa definizione?
Emiliano: Difficile a dirsi poichè se un musicista ha il suo genere è fondamentalmente perchè questo è ciò che sa e gli piace fare. È anche vero però che molti artisti famosi hanno più volte dimostrato di poter cambiare e spaziare in territori diversi. Credo che tra tutti io ci vedo i Radiohead, forse sono di parte perchè li amo ma hanno sempre cercato di non fossilizzarsi su delle sonorità e riescono a distanza di 20 anni ad essere ancora poco scontati e molto originali. Non mi stupirei se se ne uscissero con musica strampalata e bizzarra. Poi chissà in un universo parallelo magari sono un pizzaiolo e ascolto Lady Gaga… solo Sheldon Cooper potrà un giorno aiutarci a capire qualcosa. Bazinga!

DFWI: Quali sono, se esistono, le colonne sonore (film, videogiochi, sonorizzazioni, installazioni) che ti hanno aiutato a definire il percorso che ti ha portato alla fondazione dell’etichette?
Emiliano: Io sono da sempre un consumatore di video games e film. Oltre la musica sono la mia più grande passione. Davvero non potrei vivere senza, ragion per cui la mia risposta potrebbe essere semplicemente: tutti! Ci sono naturalmente titoli che spiccano di più. Blade Runner ad esempio è il mio film preferito e credo che le sue atmosfere sono facilmente riconducibili alla musica che mi piace. Non parlo della musica di Vangelis in particolare ma delle sensazioni che il film da: poesia e caos, solitudine e avanguardia. Lo stesso accade per i giochi, tralasciando la saga Dark Souls, che adoro, uno dei miei giochi preferiti di sempre è ICO, quello che io considero il gioco più ambient al mondo. Quando ascoltai le musiche di Summer per la prima volta ho pensato che probabilmente quel gioco l’aveva influenzato in qualche modo e ne ho poi avuto la conferma. Ritornando poi al discorso di prima, tutte quelle sonorità degli anime degli anni 80 hanno acquisito un fascino vintage che associato al fruscio dei nastri magnetici (VHS o audio cassette che siano) fanno per me la base delle sonorità della mia label.
 

Vangelis – Blade Runner Blues (from Blade Runner OST)

 
DFWI: Prima di salutarci, ti voglio porre l’ultima domanda: cosa pensi debba essere cambiato nella percezione contemporanea della musica? Quali pensi siano invece gli aspetti più positivi dell’epoca in cui viviamo, a livello artistico? Come hai intenzione di sfruttare i vantaggi (ed eventualmente rivoluzionare le lacune) attraverso l’esperienza della direzione di una netlabel?
Emiliano: Qui scatta il criticone! Ho molti amici musicisti e ho una grande stima per molti di loro, l’unica pecca è forse che alcuni sono un po fossilizzati sul loro passato ed i loro successi. Trovo che non ci siano evoluzioni particolari e che non abbiano stimoli per cambiare. Questo forse perchè troppo legati alla musica che ascoltano e/o al fare una musica semplice che arrivi senza troppe pretese all’ascoltatore medio. Si sa, la massa (quelli che chiamo i caproni senza gusti) amano farsi condizionare dagli altri, ascoltano la musica che piace agli altri e di conseguenza influenzano il musicista stesso che pur di accontentarli si limita a fare una musica semplice che più che portare innovazioni (personali e alla scena) porta denaro alla sue tasche. Ora, chiaramente un musicista di qualcosa deve pur campare ma esistono compromessi. Naturalmente ci sono anche musicisti che fanno cose bellissime e si distinguono per originalità e osano, quali (in Italia) Bienoise, Machweo, Chasing Dreams e ai quali va tutto il mio rispetto, ma sono sempre pochi e ce ne vorrebbero di più. Forse è questo l’intento della mia label, portare a galla una musica difficile, un’impresa ardua e quasi impossibile ma che mi porta soddisfazioni e divertimento.

Potete trovare tutte le informazioni su I LOW YOU RECORDS sul sito web della label, la pagina Bandcamp e Facebook.