Esiste un luogo comune in base al quale gli Italiani te li ritrovi pure in Islanda, ma se si tratta di girare un po’ l’Italia ecco che le conoscenze si limitano a Venaria, Rozzano o il Salento. Se vi state chiedendo qual è la ragione dei meme sul molise è proprio questa.
Personalmente non sono da meno, infatti quando DFWI (bomba raga) mi ha chiesto di andare a Reggio Emilia per un festival di musica elettronica, ecco le immagini che mi si sono palesate in testa:
 

i comunisti

il bollito misto (alla reggiana)

Luciano Ligabue è nato in provincia di Reggio Emilia

altro cibo

Le immagini sopracitate non sono necessariamente negative (con l’eccezione di Ligabue, forse) e tuttavia mi rendo conto che: a) è un immaginario da trattoria, b) non c’entrano molto con la musica elettronica. Ovviamente mi sbagliavo (almeno in parte) sul conto della città, così come sulla sua scena musicale.
Ormai da quattro anni si svolge a Reggio Emilia il festival Eleva – Advanced Music Meeting, una bella manifestazione che si propone di portare in città un po’ di nomi importanti della musica elettronica internazionale oltre a una solida selezione di artisti italiani indipendenti*.
Il punto di tutto questo pippone è che ci hanno invitato a fare il report del festival. Noi che siamo persone serie (da oggi: giornalisti musicali seri) ci siamo fiondati a Reggio Emilia con il proposito di restiuirvi, almeno in parte, le magiche atmosfere** del primo dei tre incontri di Eleva, quello di sabato 10 settembre.

* Non penso che la categoria “artista italiano indipendente” esprima un granché sulla musica che viene effettivamente suonata. La prendo come categoria di comodo con la notazione che ci metterò dentro: i dj, i complessi di musica elettronica e i complessi rock più o meno tradizionali con l’inserto di strumenti elettronici tipo synth e altro.

** Magiche soprattutto per noi che ormai siamo entrati nella serie A del giornalismo musicale, quello a cui mandano gli accrediti stampa e le consumazioni gratis.

Ultima notazione prima di procedere: vedrete che alcuni dei personaggi ritratti nelle foto tengono in mano un giornalino su cui è scritto DFWI. Non si tratta di un banner che abbiamo preparato per l’occasione, ma della nostra magica fanzine che sarà presto disponibile presso alcuni selezionatissimi esercizi commerciali. Poi magari la mettiamo anche sul web.


Questo signore muscoloso, lo avrete intuito, si occupa della sicurezza ai chiostri di San Pietro, la prima delle tre location in cui si è svolto Eleva. Come potrete immaginare dallo sguardo severo e dalla barba ben curata, la sua presenza (assieme ad altri colleghi ugualmente muscolosi) ha permesso l’ordinato e pacifico svolgimento della manifestazione musicale.


Questi sono i chiostri di San Pietro. Piccola digressione sull’uso dei monumenti storici nel comune di Reggio Emilia. La chiesa di San Pietro è una delle principali di Reggio Emilia. Nei chiostri ad essa collegati ci vivevano i monaci benedettini. Ecco, il fatto che una manifestazione del genere si svolga all’interno di uno spazio religioso mi piace perché la dice lunga sulla laicità di una città nei confronti dei suoi monumenti storici e sull’uso che se ne fa. Se vi serve una spiegazione su quest’ultimo punto, pensate alle reazioni istituzionali se mai vi venisse in mente di organizzare un dj set al chiostro del Bramante.


Le tre ragazze qua sopra si sono esibite durante i concerti nel chiostro. Si vede che sono un po’ emozionate, ma lo eravamo anche noi visto che il nostro status di giornalisti musicali ci permette di avere accesso al backstage dove, appunto, si possono incontrare ballerine e altre ragazze.


Questi sono i primi amici che abbiamo intervistato.
DFWI: Come vi chiamate?
Amici: Enrico e Filippo.
DFWI: Vivete a Reggio Emilia?
Amici: No veniamo dalla campagna (NdR: non la Campania, ci hanno tenuto a specificarlo).
DFWI: Venite spesso a Reggio Emilia?
Amici: (Enrico): Io studio ingegneria meccatronica, ci vengo per l’università; (Filippo): Io almeno una volta al mese ci vengo per motivi vari.
DFWI: Che ne pensate della scena musicale di Reggio Emilia?
Amici: Mah, a parte il festival della fotografia europea direi poco.
DFWI: Oltre a Eleva.
Amici: Beh, certo.
DFWI: Vi piace la musica elettronica?
Amici: Sì, dài.


Qui c’è Party Pat con una sua amica. Party Pat si è subito inzaccherato la t-shirt.

Foto-6
Loro sono Lorenzo e Matt, in arte Fat Cosmoe. Il loro album, Fragments, te lo ascolti qua.
DFWI: Questa estate avete suonato un po’ in giro?
Lorenzo: Si abbiamo suonato un po’ a Firenze e al Magic di Roma ma ci siamo mossi soprattutto attraverso la Toscana, visto che il progetto è ancora giovane. Abbiamo cominciato a fare musica insieme due anni fa e l’anno scorso è uscito l’album.
DFWI: State preparando qualcosa adesso?
Lorenzo: Abbiamo due e.p. In uscita entro la fine dell’anno, uno su Ursl Records, l’altro su un’etichetta romana che però non possiamo dire ( 😉 ).
DFWI: Come vi siete conosciuti?
Matt: Io studio musica da quattro anni, pianoforte e composizione, ci siamo conosciuti per caso.
DFWI: Al bar?
Matt: Amici di amici.
DFWI: Mi sembra che ci sia una certa differenza d’età tra voi due.
Lorenzo: Sì, tre o quattro anni.
DFWI: Ho letto che calibrate il vostro live a seconda della situazione in cui vi trovate a suonare, cosa avete in mente per questa sera?
Lorenzo: Abbiamo preparato un ibrido, una via di mezzo tra l’ambient e qualcosa di più ballabile, che è anche il senso del nostro live set. Combiniamo i suoni sempre in modo diverso a seconda del pubblico che abbiamo davanti. Credo che una grossa parte dei nostri spettacoli dal vivo si basi proprio su questo lavoro di interpretazione.
DFWI: Che strumenti usate?
Matt: Lorenzo ha una APC40, mentre io uso Drum Pad e tastiera.
DFWI: Che rapporti avete con la scena cittadina?
Matt: Crediamo che il nostro lavoro si sviluppi a priori del contesto cittadino, il nostro territorio lo vediamo più per far festa.
DFWI: E dove andate se volete far festa?
Matt&Lorenzo: Al tenax!
E già che ci sei segui i loro aggiornamenti su feis!


Questa è una foto del loro live set. Abbiamo imparato che, contrariamente a quanto si pensi, un live set elettronico comprende movimenti sincopati non solo da parte del pubblico ma anche del musicista di turno. Infatti le foto sono venute tutte mosse.


Lui è Bruno alias Medicamentosa e merita sicuramente un discorso a parte. Bruno propone un live set composto da voce..


..chitarra..


..e altri strumenti elettronici. Il problema è stato il poco supporto da parte del pubblico che, più che ballare, si limitava a un educato ascolto. La redazione di DFWI (bomba raga) nelle persone di me e Party Pat ha deciso di intervenire a gamba tesa per cercare di movimentare la situazione sotto il palco.


Bruno, gasatosi per la nostra presenza, ha messo su l’accappatoio come performance situazionista (nonostante il gran caldo).


Questo è Bruno in un momento di relax. Non ci ha saputo spiegare la cosa dell’accappatoio ma è stato comunque molto simpatico, abbiamo parlato di Fred e dei suoi amici spaccini. Sia Bruno che Fred sono di Modena. Per altre info sui giri (musicali) di Bruno dai uno sguardo alla sua pagina FB.


Lui è Giuseppe, lavora nello staff di Eleva.
DFWI: Qual è il tuo ruolo nell’organizzazione del Festival?
Giuseppe: Io mi occupo dei video, riprendo il backstage.
DFWI: Com’è l’atmosfera tra gli organizzatori?
Giuseppe: Sono tutti molto carichi, è da mesi che aspettavamo che arrivasse questo momento!
DFWI: Da quanto lavori all’interno di Eleva?
Giuseppe: Dall’anno scorso, però prima facevo il PR.
DFWI: Ti hanno promosso.
Giuseppe: Esatto, io faccio video per passione. Lunedì ho il colloquio all’accademia delle belle arti.
E speriamo che gli sia andato bene! Forza Giuseppe e a tutti i PR là fuori vogliamo dire: non mollate mai, non smettete mai di credere nel vostro sogno.


Tipelle del Festival
DFWI: Cosa vi piace di più di Reggio Emilia?
Tipelle: Eleva!
DFWI: E poi?
Tipelle: Il cibo! (immaginario da trattoria – ndr)


Anche i volontari della croce rossa hanno insistito per farsi ritrarre con la fanzine in mano.


Il volontario pelato non ama particolarmente la musica elettronica, dice che preferisce i Manowar (dei quali ci mostra con fierezza il tatuaggio).

se hai meno di vent’anni magari ignori chi sono i Manowar, eccoli qua.


Lui è Paris, lavora anche lui nell’organizzazione ed è stato tra i primi a prendere parte a Eleva. Ci ha raccontato come il festival nasca per portare live di qualità a Reggio Emilia (Cosmo, durante la serata, era il suo artista preferito), nel tentavo di diffondere la cultura dei concerti in contesto come quello reggiano che – dice – non è tra i più dinamici in Italia. Questo lato didattico del festival è stato sottolineato quando ci ha parlato della voglia di coinvolgere i ragazzi della zona nel portare avanti un progetto come quello di Eleva, una sfida non sempre facilissima, ci assicura, per via delle resistenze che spesso capita di incontrare tra i neofiti della musica dal vivo. Caro Paris, ti assicuro che se mi avessi incontrato da giovane leva della musica dal vivo mi avresti di sicuro detestato, per questo sono contento di esserci visti così, maturi, con il drink in mano e sotto come va, fuori come va***.

*** Questa tremenda citazione può essere considerata uno dei motivi per i quali sarei stato sulle palle al vecchio Paris.


Qui c’è Party Pat che si intrattiene con alcuni bevitori di Prosecco. Lui sfoggia un Negroni perché noi giornalisti siamo così.


DFWI: È la prima volta che vieni a Eleva?
Alessandro: Io non so esattamente da quanti anni c’è, però ti devo dire che è una realtà che è cresciuta pian piano legata a un locale, e si è allargata sempre di più. Da Reggiano posso dire che sono bravi perché lo fanno con molta fatica con tutti i problemi che possono nascere da una manifestazione che si svolge in città. I permessi da parte del comune ci sono stati poi, certo, tocca confrontarsi con i residenti..
DFWI: Come l’avete consciuto?
Alessandro: Conosciamo alcuni degli organizzatori.
DFWI: E che ne pensate della musica?
Alessandro: Non ne sappiamo niente, seguo un altro genere.
DFWI: Ma lo gradite o no? Vedo che siete un po’ più in là con gli anni..
Alessandro: Ci stai dando dei vecchi?
DFWI: Nooo, diciamo che qua rispetto alla media siete dei senior.
Alessandro: Beh è andata bene che non ci ha preso per dei poliziotti in borghese. Sì comunque siamo qua perchè la bocciofila era chiusa..
DFWI: Ma no! È che in contesti del genere uno si aspetta di trovare un pubblico più giovane. Quando vedo spettatori più maturi mi chiedo sempre a che tipo di spettacolo pensano di assistere.
Alessandro: Io penso, a prescindere, che sia qualcosa di bello per la città, poi il posto è molto bello.
DFWI: E vi piace la musica elettronica?
Alessandro: A me piace, è che non essendo abbastanza drogato non riesco ad apprezzare del tutto.. sono in un regime di droghe molto rigido.
DFWI: Pensi che musica elettronica e droghe vadano insieme, pensi che sia un elemento generazionale?
Alessandro: Beh diciamo che storicamente sono molto legate. Io per motivi di lavoro conosco molte realtà della musica elettronica. Te ne dico una: il cocoricò. Se togli le droghe al cocoricò cosa rimane?
DFWI: La piramide di vetro.
Alessandro: Infatti. Poi non è il caso di Eleva, lo vedi subito. Ti guardi intorno, sono tutti bravi ragazzi.
DFWI: Quindi vi piace qua.
Alessandro: Reggio è abbastanza spenta, le realtà notturne non sono molto dinamiche. Tuttavia quanto ci sono occasioni del genere si vede che la gente risponde e si accorre in massa. Lo vedi anche con eventi molto più piccoli di questo: non appena dai l’occasione i giovani rispondo positivo.
DFWI: Il potenziale c’è.

****SI VABE BRAVI MA AI CONCERTI SUL MAIN STAGE CI SIETE ANDATI??****


Questo è un momento del live degli Inude.


Questi sono Giacomo e Francesco degli Inude.
DFWI: Come nasce il nome?
Giacomo: Inude, tutto attaccato, è una parola che non esiste, non è italiano. È un’inglesizzazione: all’inizio volevamo chiamarci soltanto nude ma non eravamo d’accordo. L’aggiunta dell’I iniziale, inglesizzato, lo abbiamo messo per sottolineare il fatto che siamo tutti personalmente molto coinvolti nel progetto (I = io in inglese, eddaje – ndr). Noi facciamo musica ed è il nostro modo per metterci a nudo. Questo, secondo noi, è vero soprattutto per i nostri spettacoli dal vivo.
DFWI: Durante i vostri concerti dal vivo siete molto carini, molto educati nei confronti del pubblico. Non mi immaginavo di vedervi così baldanzosi.
Francesco: Io non sto sul palco, essendo al mixer posso permettermi di essere più disinvolto.
DFWI: Spiegateci quindi come funziona il vostro live.
Francesco: Te lo racconto in breve. È un bel casino.
DFWI: Cerchiamo di semplificare.
Francesco: C’è da competere con due tipi, Flavio e Giacomo, che ce l’hanno grosso, e soprattutto sul palco vogliono farlo vedere.
DFWI: Vi fate la doccia insieme?
Francesco: Non ancora. Quello che bisogna fare è cercare di tenerli a freno. Flavio spazia dai rhodes ai paddoni in cui dentro ci sono synth a tre onde e quindi da mantenere su un impianto sono davvero molto difficili. Più tutti i campionamenti, più gli effetti con voci e chitarre.. È un bel casino! Poi campioniamo anche live, il che rende tutto ancora più difficile.
DFWI: Usate un mixer analogico o digitale?
Francesco: Diciamo analogico, perché oltre alle equalizzazioni faccio anche il dub master, ovvero gestisco tutti gli effetti sugli strumenti live, soprattutto con attenzione alle batterie da cui nascono molte nostre canzoni.
DFWI: Come nasce il vostro progetto?
Francesco: Tutto nasce una decina di anni fa, andavamo a scuola insieme elì abbiamo formato il primo gruppo. Con quella band facevamo cover dei muse. Poi ci siamo divisi e abbiamo avuto modo di crescere individualmente. Giacomo è andato al Nord, io e Flavio abbiamo cominciato a lavorare. Nel 2014 ci siamo rincontrati: Giacomo e Flavio hanno scritto le musiche e io mi sono aggiunto per implementare il live con suoni più complessi.
DFWI: Come ti trovi a essere l’uomo dietro le quinte?
Francesco: Normale, che ti si veda o meno l’importante è sapere che stai contribuendo a creare qualcosa di bello.
DFWI: (A Giacomo) E com’è avere un uomo dietro le quinte?
Giacomo: Molto rassicurante. Lui ci conosce anche come persone e musicisti ed è in grado di creare un’alchimia che è unica. Essendo cresciuti insieme, Francesco sa come creare, dal punto di vista umano e tecnico, uno spettacolo in cui siamo davvero in grado di metterci “a nudo” (e poi è chiaro: se suona di merda fa schifo tutto). Poi non escludiamo che, tra poco, presto ci raggiungerà anche lui sul palco.
DFWI: State preparando qualcosa?
Franceso: Stiamo scrivendo il primo album. Per ora siamo solo usciti con un ep.
DFWI: Beh comunque il live è molto coinvolgente dal punto di vista musicale. Durante il concerto, un amico mi diceva che la musica si sarebbe potuta ascoltare anche ad occhi chiusi e non si sarebbe perso nulla della performance.
Francesco: Da qui la scelta di non proiettare luci sui nostri volti. Siamo convinti che la musica si debba esprimere a prescindere da un volto, non vogliamo personalizzare troppo il nostro spettacolo, cerchiamo di essere il più attenti possibile al flusso della musica.
DFWI: La cosa più sensata che abbiamo sentito stasera. Ultima domanda: se doveste suonare un altro genere cosa suonereste?
Francesco: Death-core-fuckin’metal.
Giacomo: Musica classica.
Qui trovi un po’ dei loro lavori. E seguili su fb!


Lui è Cosmo durante il suo concerto.


Qui ci siamo io e Cosmo che festeggiamo nel backstage (ma le birrette erano riservate agli artisti?).
DFWI: È stato un bel concerto, sei soddisfatto?
Cosmo: Sì e no, è che pretendo sempre molto da me stesso.
DFWI: La playlist party come l’hai composta?
Cosmo: Un po’ a casaccio, ma è stato un mezzo errore. Pensavo di usare uno dei miei account di Youtube e invece ho usato quello ufficiale (ndr – sembra che l’errore si sia ripetuto con la playlist techno). Me ne sono reso conto tempo dopo, quando mi hanno fatto i complimenti per la selezione e non avevo idea di cosa stessero parlando.
DFWI: Qual è il tuo legamo con la città di Ivrea? Le tue radici sono lì, come ci hai anche mostrato nel tuo video.
Cosmo: A Ivrea sono ormai una specie di idolo, ci ho suonato ieri sera ed è stata una delle date più intense della mia vita, davvero molto emozionante.
DFWI: E con quale squadra tiri al carnevale?
Cosmo: Mio padre era degli Arduini, poi sono stato con i Mercenari e adesso, come si vede dal video, sono un abusivo, non pago più la quota. Tiro le arance raccogliendole da terra, sperando che nessuno mi cacci dalle piazze perché non ho pagato.
DFWI: Ti è già capitato?
Cosmo: Sì ma sai, sono così inserito nell’intellighenzia eporediese che se mi cacciano da una parte riesco a infilarmi in un’altra.
DFWI: E da Ivrea a Torino quando ti sei spostato?
Cosmo: Principalmente per motivi di studio.
[Intermezzo: viene recitato un sms a Cosmo “Comunque qui si mangia da paura: gamberi di fiume, lumache.. Se avessi i soldi di Cosmo mangerei sempre qui”. Volevo capire anch’io dov’è che si possono mangiare i gamberi di fiume, ma sono riuscito soltanto a carpire che è nei dintorni del lago di Viverone]
Cosmo: A Torino ci ho studiato, lì si facevano le cose più interessanti dal punto di vista musicale. Ho cominciato studiando filosofia e poi mi sono infilato in quell’ambiente.
DFWI: E con la filosofia?
Cosmo: Mi sono laureato in magistrale con Cobau, in estetica, ho fatto la tesi su Steve Reich. Da studente mi piaceva soprattutto la scuola di Francoforte, soprattutto Adorno, e poi Nietzsche. Adorno soprattutto per le sue teorie musicali. C’era una sorta di rapporto amore-odio con lui, sai, per via della sua condanna di una certa parte dell’industria culturale che tuttavia ritengo ancora molto attuale. A volte penso ai gruppi che vogliono cambiare le cose attraverso la musica pop. Prendi Capovilla, del teatro degli orrori. Anche lui fa musica pop, è dentro il sistema, e comunque sembra non rendersene conto.
DFWI: E il passaggio a Radio Dj come l’hai vissuto?
Cosmo: Bene! Anzi, ti dirò che già me lo aspettavo dall’altro disco, questa volta invece è successo quello che speravamo. Cioè, era più una cosa che desideravo, ma non pensavo che sarebbe davvero successo. Invece è successo. Mi chiamano un giorno e mi dicono che sto passando, e io naturalmente non ci credo, voglio sentire di persona. Poi un giorno mi ha presentato Linus, e allora penso che davvero sta succedendo qualcosa. La nostra musica passava due o tre volte al giorno, praticamente da Aprile a oggi. È stata una grandissima soddisfazione.


Il report da Eleva festival volge al termine. Voglio chiudere l’articolo con la foto di questi tre amici che beh 😉 . Complimenti a tutti i raga dell’organizzazione.. Ci vediamo l’anno prossimo!

Tutte le foto sono state scattate da Beppe© (grazie Beppe!)